Fotografare l’invisibile

Armonia e un cuore grande, vietato l’accesso all’ovvio

Fotografare “immagazzinare” tutto ciò che ci circonda e analizzarne tutti i suoi lati, il suo essere, la sua bellezza, le sue angosce o le sue potenzialità, da quelle più semplici a quelle più distruttive, è un’arte che mi piace. Attraverso un particolare studio tra gli aspetti naturali dell’ambiente e quelli artificiali come le decisioni e le incursioni dell’uomo nell’ambiente, svolgiamo una particolare indagine introspettiva dove si osserva il tempo che si riflette nel nostro vissuto con le sue influenze psichiche e fisiche. Portiamo a casa un’inquadratura, la nostra.
Ciò che ci circonda, il volto delle donne e degli uomini che quotidianamente popolano il nostro mondo e di conseguenza la nostra mente sono il paesaggio materiale con cui ci confrontiamo al di là dell’oggettivo significato semiotico che possano trasmetterci, fino a diventarne riti commerciali e maschere tribali del nostro presente.
Dietro ogni singolo scatto c’è l’idea e la voglia di ricercare le connessioni umane che esso trasmette come relazioni, regole di funzionamento, elementi e sensazioni che puntino a soddisfare e ricostruire il tessuto paesaggistico in modo da integrare uomo e territorio.

L’occhio della macchina fotografica è l’allungamento necessario, che ci permette di andare oltre la mera idea oggettiva, cogliere l’attimo. Dare spazio all’immaginazione in manier infinita. Abbiamo cose da raccontare, attimi irripetibili incapaci d’essere raccontati se non fotografati.
Orchestrare attraverso l’obiettivo la realtà, analizzarla e reinventarla per documentarla cogliendone gli aspetti più salienti dando voce alle immagini che rappresentano la nostra essenza, per costruire la necessaria relazione del proprio sè nel contesto sociale in cui si trova, ritrovare e vivere in equilibrio con la propria identità.